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Dopo le anticipazioni di
maggio, è finalmente disponibile al pubblico il volume che raccoglie i
risultati di un’indagine socio-economica commissionata dalla Fondazione
Cogeme Onlus (presieduta da Giovanni Frassi) a un gruppo di ricercatori
della società Scriba. Il rapporto prende in considerazione i dati degli
ultimi tre censimenti (1981, 1991 e 2001) incrociati con alcuni report
provinciali per tracciare una radiografia dell’ambito servito dalla
multiutility rovatese. Ricordiamo che la rete Cogeme comprende oggi 67
comuni soci divisi fra le province di Brescia e Bergamo a cui “per
ragioni di rilevanza statistica” nello studio si sono aggiunti i comuni
di Castelcovati, Chiari e Roccafranca (aderenti alla Comunità di Zona).
La ricerca
socio-demografica è stata promossa con l’obiettivo di offrire agli
amministratori locali uno strumento aggiornato di comprensione e governance
dei fenomeni sociali del territorio (il direttore di Forum Spa, Carlo
Mochi Sismondi, ha cercato di dettare qualche linea) “con la
convinzione”, spiega il segretario della Fondazione, Simone Mazzata,
“che è necessario fermarsi, osservare, riflettere e capire per non
lasciarsi travolgere dal cambiamento ma, al contrario, governarlo in modo
partecipato e condiviso”. Riassumiamo di seguito i dati più
interessanti emersi dallo studio, il cui volume - lo ricordiamo - è
disponibile gratuitamente presso i comuni serviti da Cogeme.
Popolazione. Negli ultimi 20 anni la popolazione è cresciuta
complessivamente del 17,4% (44.547 unità). Fra il 1981 e il 2003, in
particolare, la crescita è stata del 22,4%. Il fenomeno espansivo si
concentra soprattutto nei comuni di dimensioni medio-piccole (fra i 4 e
gli 8 mila abitanti) che hanno registrato un aumento del 26%: quasi il
doppio dei comuni più grandi come Rovato. A guidare questa consistente
ondata migratoria sono soprattutto fattori come la vivibilità (la
cosiddetta “fuga dalle città”), i costi delle case e i nuovi piani di
espansione urbanistica.
Fasce d’età. La metà dei residenti ha un’età compresa fra i
30 e i 65 anni, ma il peso di questa fascia è costantemente eroso
dall’incremento della popolazione anziana: gli over 60 sono il 20,5% sul
totale. Nel periodo di tempo preso in considerazione, gli
ultrasessantacinquenni sono cresciuti del 51%, gli over 75 del 122%.
L’età media è più alta di sei anni rispetto al 1981 (da 33.8 anni a
39.8). Ogni 100 persone, nel 1981, 33 erano quelle teoricamente non
autonome (giovani e anziani): nel 1991 la quota era scesa 28/29, per
tornare a 29/30 nel 2001. La
presenza di giovani tra 0 e 15 anni si contrae di ben 8 punti nel
ventennio, cioè di oltre un terzo. In altri termini, se al 1981 per ogni
100 “adulti” c’erano 23 ragazzi, al 2001 ce ne sono solo 15.
Maschi e femmine. Le femmine - secondo una tendenza diffusa
- sono più numerose, ma i maschi aumentano in modo maggiore (+22.762). Un
fenomeno riconducibile all’incremento della popolazione straniera e ai
progressi della scienza medica che ne hanno ridotto il tasso di mortalità
precoce (nel sesso maschile è più elevato).
Stato civile. Divorziati e separati sono cresciuti del 500%
nell’arco di un ventennio (da 1087 a 7628). In significativa crescita
sono anche “liberi” e vedove. Lo
status di coniugati rimane il modello ampiamente prevalente, ma si contrae
del 10%, mentre cresce lo scioglimento del matrimonio mediante divorzio
(3,5% sul totale). Analogamente, crescono in modo costante i
celibi/nubili, che raddoppiano, passando dall’iniziale 8,9% al 18% del
2001. Il calo di sicuro interesse riguarda, invece, lo status di
vedovanza: testimonia l’accresciuta e comune longevità della coppia,
giacché i coniugi vivono più a lungo insieme e si rischia la vedovanza
in età molto più avanzata. Circa 2 persone su 10 sopra i 25 anni non si
sono mai sposati.
Famiglie. Il numero delle famiglie - intese come nucleo
indipendente - è cresciuto ben del 40%,
raddoppiano - in particolare - le famiglie unipersonali (+96,1% in 20
anni), si dimezzano quelle più numerose si dimezzano, resistono quelle di
4 componenti. Ben il 49% delle famiglie d’oggi è costituito da
coppie senza figli. Il restante 51% da nuclei che mediamente si compongono
di tre persone (genitori e un figlio).Insomma:
non cresce la voglia di famiglia. Più semplicemente si nota un nuovo modo
di concepire la famiglia per la sempre più frequente rottura delle unioni
(aumento divorzi e separazioni), la tendenza dei giovani ad acquisire
maggiore autonomia, il consistente e progressivo aumento degli stranieri
(a Brescia un terzo delle famiglie straniere è costituto da un solo
componente).
Stranieri. Uno dei dati più interessanti della ricerca è quello
che riguarda la presenza degli stranieri. Nel territorio considerato, fra
il 1999 e il 2003, gli stranieri sono praticamente raddoppiati: nel 1999
erano il 3,3% del totale, nel 2001 il 6%. Un fenomeno dovuto in gran parte
alla legge Bossi-Fini, che ha consentito a molti di uscire dalla
clandestinità. Tenendo poi conto di alcuni studi sul rapporto fra
regolari e irregolari (100 a 35), nel territorio di Cogeme si può stimare
una presenza di 25.600 stranieri. Un dato che supera percentualmente la
media lombarda e nazionale. La metà degli stranieri provengono
dall’Africa (i marocchini sono 2651, i senegalesi 1408, i ghanesi 752).
Un terzo dai paesi dell’Est Europa (Albania 1234,
Juguslavia 747, Romania 368, Bosnia 235, Croazia 177). Per quanto
riguarda la presenza nei singoli comunei, a detenere il record della
presenza di stranieri è Rovato (899, equamente divisi fra africani ed
est-europei), seguita da Palazzolo (692, soprattutto africani) e Chiari
(506). L’area geografica della Bassa vede una prevalenza di immigrati
asiatici (India, Pakistan e Sri Lanka), verosimilmente in ragione
dell’impiego nell’agricoltura e nell’allevamento del bestiame.
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