"Il sito della capitale della Franciacorta"

San Carlo risveglia Rovato 
Articolo di Andrea Tortelli tratto da Il Giornale di Rovato (16.12.2004)

San Carlo risveglia Rovato 

Quando i cittadini tornano a scoprire il proprio paese

Per anni abbiamo sentito le "comari" di paese e da bar ripetere sotto voce la stessa cantilena. A Rovato - si ascoltava porgendo bene l'orecchio - puoi organizzare qualsiasi evento, ma i rovatesi saranno sempre altrove. Un'affermazione, va detto, che pareva supportata dalla realtà dei fatti, perché la vox populi difficilmente canta a caso. Da qualche tempo i brusii del tradizionale mercato del lunedì erano ormai diventati l'unico suono pieno del paese: vuota la piazza, vuota la sala civica, vuoti gli stadi. Vuoti, o quasi, tutti i luoghi che ospitavano i maggiori eventi organizzati a Rovato. La festa in onore di San Carlo Borromeo, del resto, era ormai ridotta a un simulacro (non quello del santo, ma di una festa), mentre l'iniziativa - in campo culturale e sociale - languiva, affidata soprattutto alla buona volontà e al senso civico di privati o associazioni. Insomma: in un passato piuttosto recente il cantiere Rovato appariva più interessato a stendere - sacrosanto - asfalto che idee. "Per riempire la piazza", si sentiva ancora per strada qualche anno fa, "l'unico modo è quello di cambiare la testa dei rovatesi". Quasi che gli abitanti di questo comune - a differenza di quelli di Chiari o di altri centri più mondani - fossero geneticamente destinati al disinteresse e alla totale mancanza di uno spirito di comunità. Ma non c'è stato bisogno di trapanar crani o di ardite sperimentazioni cellulari per risvegliare il paese dal suo torpore. E' bastato infatti - parafrasando un noto detto - che la coda desse l'impulso affinché si muovesse il cane. Ove l'impulso è stato non tanto il lavoro quotidiano di questa amministrazione (che pure è un fattore imprescindibile), quanto la sua capacità di essere centro propulsivo di idee e nel contempo centro di ricezione delle istanze delle istanze del territorio. Come? Permettendo ai cittadini di riappropriarsi degli spazi del comune, valorizzando risorse umane e proposte, mettendo in rete le associazioni e coinvolgendo nei processi coloro - tutti - che ne sono anche i principali destinatari. E' grazie a questi gerundi, infatti, che da qualche tempo le cicale tacciono, mentre le sale che ospitano gli eventi si riempiono. Sbilanciandoci un po' potremmo insomma dire che lentamente i rovatesi stanno riconquistando quel senso di appartenenza alla comunità che appariva definitivamente perduto. L'ultima edizione della festa di San Carlo - durata una settimana - sembra esserne la riprova. Da quanti anni, infatti, non capitava di vedere la sala civica con la gente costretta in piedi per la carenza di posti? Tanto ha potuto, lo scorso 4 novembre, la presentazione del libro sul Borromeo curato da don Giovanni Donni che - fra gli altri - ha chiamato a Rovato sindaco di Brescia, presidente della Provincia, prefetto e vescovo. Da quanti tempo, ancora, non capitava che l'inaugurazione di una mostra di pittura - quella di Franco Bresciani all'ex palazzo delle Contessine - facesse il pienone di pubblico? Di sicuro troppi. Anche la parrocchiale era al completo per il concerto del maestro Giovanni Orizio (con l'orchestra del Festival Arturo Benedetti Michelangeli). Così come - altro evento raro nella storia recente del nostro paese - sono stati almeno un centinaio i cittadini che hanno assistito al consiglio comunale nel quale sono stati assegnati i Leoni d'oro, riconoscimento che premia i rovatesi che si sono distinti per meriti culturali o sociali. Insomma, a quanto pare, i cittadini - di destra e di sinistra - stanno finalmente riscoprendo il proprio paese e ciò che li unisce. Con buona pace di chi già intonava i peana a lutto.

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