Alessandro Bonvicino detto il Moretto

Rovato nell’epoca tardo medievale: rapporti con il dominio Angioino e con la Repubblica di Venezia

Nel 1265, acclamato dai guelfi, il conte di Fiandra Roberto de Béthune (membro della spedizione italiana di Carlo d’Angiò) occupò il castello di Rovato. La campana del vespro del 9 novembre fu il segnale dell’insurrezione antifrancese per i rovatesi, che misero in fuga gli stranieri. L’insofferenza dei rovatesi verso qualsiasi giogo si confermò nel 1312, nei confronti delle truppe di Enrico VII. Nel 1326, dopo un assedio, Azzone Visconti riuscì a impossessarsi di Rovato solo col tradimento. Dopo le contese tra Milano e Venezia, Rovato solo con ritardo, nel marzo 1428, acconsentì a giurare fedeltà alla Serenissima. Nel 1438 – al passaggio dell’Oglio da parte delle truppe viscontee di Niccolò Piccinino – Venezia affidò la difesa del contado a Leonardo Martinengo da Barco e ai suoi “mille valtrumplini” che, dopo scaramucce, si chiusero nel castello di Rovato (13 – 30 agosto) ad opporre infruttuosa resistenza all’assedio. Riconquistato nel 1440 da Venezia, dopo altre occupazioni milanesi (il 7 novembre 1453 il vincitore Francesco Sforza riconobbe il valore dei difensori, scrivendo di proprio pugno “virtute” sulla porta nord del castello), solo con la pace di Lodi del 9 aprile 1454 Rovato tornò definitivamente a Venezia. La Dominante riconobbe l’importanza strategica del luogo e nel 1470 concesse sgravi fiscali per agevolare le opere di fortificazione. La cittadinanza fu chiamata a versare contributi per le guerre che Venezia condusse nella seconda metà del secolo, in particolare contro i Turchi che, conquistata nel 1453 Costantinopoli, minacciavano i domini della Serenissima nel Mediterraneo orientale. Sempre nel ‘400 nacque il “Consorzio”, istituto di carità che funzionò fino al 1811, quando i suoi beni confluirono nell’ospedale. Dopo l’impari lotta di Venezia contro tutti (“ispirati” da papa Giulio II nella lega di Cambrai) che si risolse nella dura sconfitta subita dalla Serenissima il 14 maggio 1509 ad Agnadello – il 19 maggio – Rovato aprì il proprio castello ai francesi, incapaci però di accattivarsi la simpatia della popolazione. Un notabile rovatese, Lorenzo Gigli, organizzò l’insurrezione, scoppiata il 7 agosto nonostante il giorno prima la guarnigione occupante fosse stata rinforzata di un corpo di cavalleria. Il 9 i francesi dovettero abbandonare ignominiosamente il campo. Ma nessuno seguì il coraggioso esempio di Rovato, che rimase libera e isolata. Il Gigli e altri furono presi e le loro teste caddero nel settembre successivo in piazza della Loggia a Brescia. Nel febbraio 1512 Rovato, non persasi d’animo, partecipò alla sollevazione antifrancese che nel capoluogo si concluse col tristemente famoso “sacco di Brescia” ad opera di Gaston de Foix. Per scontare la fallita ribellione, Rovato dovette sborsare una multa ingentissima (quasi 10 mila ducati d’oro), oltre a partecipare alla multa di 96 mila ducati imposta alla provincia. Quando riprese il potere, Venezia non manifestò particolare gratitudine a Rovato. Anzi: il 3 maggio 1519 autorizzò il mercato del bestiame a Chiari, in concorrenza con quello rovatese, che vantava una tradizione medievale. Nel ‘500 nacque l’Accademia medica degli “Eccitati”, per iniziativa del medico di Rovato Felice Bettera (autore di un “Trattato sulla peste”), che mise a disposizione, come sede, la propria abitazione. Visse in questo periodo il noto pittore Alessandro Bonvicino (detto il Moretto).

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