Chiesa San Rocco

La chiesa di San Rocco

La chiesa oggi dedicata a San Rocco era originariamente intitolata a San Martino (vescovo di Tours e padre del monachesimo occidentale prebenedettino), che godeva di notevole popolarità grazie anche all'influenza benedettina sulla zona. La struttura, orientata in direzione est-ovest, sorge su una zona all'epoca interessata da frequenti allagamenti provocati dal torrente Plodio (che, attraverso la Val Marzia, scaricava le acque dai rilievi morenici a nord di Rovato) e poi bonificata proprio dai monaci benedettini. Della primitiva forma medioevale la chiesa conserva, nonostante i secoli e i numerosi rifacimenti, ancora vistosi segni, primo fra tutti l'abside, con basamento in ceppo del…

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La chiesa oggi dedicata a San Rocco era originariamente intitolata a San Martino (vescovo di Tours e padre del monachesimo occidentale prebenedettino), che godeva di notevole popolarità grazie anche all’influenza benedettina sulla zona. La struttura, orientata in direzione est-ovest, sorge su una zona all’epoca interessata da frequenti allagamenti provocati dal torrente Plodio (che, attraverso la Val Marzia, scaricava le acque dai rilievi morenici a nord di Rovato) e poi bonificata proprio dai monaci benedettini. Della primitiva forma medioevale la chiesa conserva, nonostante i secoli e i numerosi rifacimenti, ancora vistosi segni, primo fra tutti l’abside, con basamento in ceppo del monte orfano, lesene e pilastri a suddividerla, archi ed elementi decorativi in cotto.
Verso il 1400 la chiesa compare per la prima volta in alcuni documenti col nome di San Rocco, dedica dovuta probabilmente al ripetersi in quel periodo di pestilenze che consigliarono di votarsi alla protezione del santo. Allo stesso periodo risale anche l’inizio dei lavori per il rifacimento della costruzione, che il Racheli ci racconta essere terminati nel 1514, dopo la pestilenza che colpì i paesi vicini, lasciando miracolosamente indenne Rovato. Gli interventi modificarono considerevolmente l’aspetto della chiesa: rimasero invariati l’abside e il presbiterio, mentre la navata fu movimentata da quattro arcate e furono aperte finestre strombate. Le pareti furono inoltre arricchite di numerosi affreschi, ma l’unico autore a noi noto è Rovadino da Bovegno (XV-XVI secolo).
Nel 1600 nuovi interventi portarono ad una ridefinizione della facciata e a ridurre gli altari ad uno solo (in marmo rosso, bianco e nero), mentre a 70 anni dopo risale la costituzione della “Confraternita di San Rocco” con il compito di gestire la chiesa e celebrare le consuete feste (che ancora oggi si ripetono). Nel 1700 furono aggiunti altri altari con pale attribuite al Paglia e, verso la fine del secolo, si creò la cantatoria con l’organo. Per arrivare, quindi, ai giorni nostri, quando (fra il 1921 e il 1925) si costruì la bussola di legno, si pose il pavimento e si fecero altre opere di decorazione (per una spesa di lire 5000). Altri affreschi furono eseguiti da insigni artisti rovatesi fra cui Gerolamo Calca e Giovanni Assoni.

Rovato.it

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