"Il sito della capitale della Franciacorta"

La storia di Rovato
- alcuni testi sono stati tratti e rielaborati da
www.comunedirovato.it -

L'origine del nome Rovato

Ci sono diverse ipotesi. Il nome potrebbe derivare da "roveda" (rovo), ma anche da "ruatum" (riferito a un "castrum" rovinato) e da "rua" (strada). Quest'ultima spiegazione ci sembra la più convincente giacché già in epoca romana (ne troviamo testimonianze a Capo Rovato) il nostro comune era un importante snodo viario
(il paese era attraversato dalla strada Brixia-Mediolanum). Alcuni esperti sostengono peraltro che Rovato fosse nell'antichità chiamato con il nome di Tellus: l'antico Tetello citato dalle poche carte ritrovate e noto per essere dotato di possenti torri le cui rovine sarebbero state individuate sotto il coro della chiesa di San Donato. Distrutto Tetello si sarebbe edificato il nuovo paese con il nome di Rovato.      

Lo stemma del comune

Lo stemma del comune di Rovato risale alla metà del cinquecento. La particolarità araldica più rilevante che lo contraddistingue  è data dal fatto che tra i duecentosei comuni della provincia di Brescia,  Rovato ha mantenuto nel suo stemma rappresentativo l’effige del leone di S. Marco, simbolo della Serenissima che veniva consegnato agli alleati più fedeli e prestigiosi. Come si può notare dall’immagine raffigurante lo stemma, la posa del leone rovatese ha una notevole rassomiglianza con quello della Repubblica veneziana.L’unica sostanziale differenza consiste nel fatto che: mentre il leone veneziano viene raffigurato nell’atto di poggiare la zampa sul Vangelo, quello rovatese viene invece raffigurato con una zampa poggiata sull’elemento su un bastione turrito che simboleggia in maniera perfetta quello che per i Dogi Veneziani era Rovato e cioè l’avamposto più fortificato e ben difeso verso il confine con le terre del Ducato di Milano. Guarda i loghi storici del Comune di Rovato (nuova finestra).

Invasione dei Galli Cenomani in Franciacorta intorno al sesto secolo a.C.

Gli storici rilevano Insediamenti umani fra le colline delle Franciacorta già nel terzo millennio a.c. Ma più significativo - ai fini della nostra ricostruzione - è l'arrivo degli Etruschi, attestato dal ritrovamento di alcune tombe nella zona di Coccaglio e Pontoglio. Nel sesto secolo a.c., i Celti penetrarono nell'entroterra lombardo da ovest e - in diversi periodi - i Galli Insubri si stanziarono a Mediolanum (Milano). A Brescia invece, dopo aver sconfitto gli eserciti degli Etruschi, si stabilirono i Galli Cenomani che si preoccuparono anche di sviluppare una carrabile che collegasse le aree da loro occupate e di porre a difesa delle loro conquiste imponenti fortificazioni. Una prova di quanto appena detto la offre il Monte Orfano, dove - nel 1956  - furono rinvenuti frammenti di ceramica con tre segni graffiti. Secondo la tradizione, qui (forse nel luogo della chiesetta di San Michele) sorgeva un tempio al dio Sole, culto diffuso tra i legionari dalla fine del secolo. Sempre sul monte si notano, inoltre, sistemi di fortificazione costruiti secondo dettami tecnico strategici tipicamente gallici come bastioni costituiti da potenti recinti di massi e pali; più all'interno - ancora - si scorgono costruzioni destinate agli uomini come recinti per cavalli, magazzini per attrezzi ed alimenti. L'area del convento dell'Annunciata e di S. Michele costituiva il vero caposaldo del territorio ed era dotata di potenti e articolate fortificazioni. La costruzione e il mantenimento di queste costruzioni difensive fu possibile grazie alla straordinaria abbondanza di legname pietre ed acqua nella zona.

Caduta dei Galli cenomani e avvento dei Romani con fortificazioni sul Monte Orfano

La prosperità del popolo Cenomano e le sue conquiste in Franciacorta furono però messe in crisi dall'arrivo dei Romani  nel primo secolo a.c.. Era il tempo di Giulio Cesare e di una grande crescita nei settori del commercio, dell'agricoltura e dell'edilizia. In questo periodo di estrema floridezza la Franciacorta acquisì importanza e si organizzò attorno al castrum di Rovato (collegato ad opere militari sul Monte Orfano e sui colli circostanti) che divenne il fulcro del sistema accentrando in sé la funzione militare, artigianale, commerciale e rurale. La riorganizzazione militare dell'area del Monte Orfano portò, quindi, all'edificazione di un poderoso quadrilatero urbano, all'interno del quale altri quadrilateri, a livelli diversi, erano adibiti a varie funzioni.

Invasioni barbariche e occupazione Longobarda del Monte Orfano

Le razzie e i saccheggi delle popolazioni barbariche subirono una battuta d'arresto con l'insediamento dei Longobardi, nel 568 d.C. Questa popolazione - entrata dall'arco alpino in Italia e guidata nei primi tempi dal re Alboino - ristrutturò la fortificazione romana presente nell'area dell'attuale convento della SS. Annunciata facendo di Rovato il centro principale dell'antica Franciacorta. Con la conversione dei Longobardi al cattolicesimo - curata dal pontefice Gregorio Magno, durante il regno di Agilulfo - la storia religiosa e quella civile della zona s'intrecciano. I longobardi, infatti, attribuirono all'area del monte Orfano, già loro sede giurisdizionale, anche la funzione di centro del culto cristiano. Circostanza confermata dall'edificazione della chiesa di S. Michele, posta sulla cima del Monte Orfano a pochi passi dal convento. S. Michele rappresenta infatti l'angelo guerriero patrono dei Longobardi. L'ubicazione nei pressi di una sorgente e l'analisi della struttura architettonica confermano l'origine longobarda della chiesa datata presumibilmente tra l'ottavo e il nono secolo d.c.

Rovato nell'epoca tardo medievale: rapporti con il dominio Angioino e con la Repubblica di Venezia

Nel 1265, acclamato dai guelfi, il conte di Fiandra Roberto de Béthune (membro della spedizione italiana di Carlo d'Angiò) occupò il castello di Rovato. La campana del vespro del 9 novembre fu il segnale dell'insurrezione antifrancese per i rovatesi, che misero in fuga gli stranieri. L'insofferenza dei rovatesi verso qualsiasi giogo si confermò nel 1312, nei confronti delle truppe di Enrico VII. Nel 1326, dopo un assedio, Azzone Visconti riuscì a impossessarsi di Rovato solo col tradimento. Dopo le contese tra Milano e Venezia, Rovato solo con ritardo, nel marzo 1428, acconsentì a giurare fedeltà alla Serenissima. Nel 1438 - al passaggio dell'Oglio da parte delle truppe viscontee di Niccolò Piccinino - Venezia affidò la difesa del contado a Leonardo Martinengo da Barco e ai suoi "mille valtrumplini" che, dopo scaramucce, si chiusero nel castello di Rovato (13 - 30 agosto) ad opporre infruttuosa resistenza all'assedio. Riconquistato nel 1440 da Venezia, dopo altre occupazioni milanesi (il 7 novembre 1453 il vincitore Francesco Sforza riconobbe il valore dei difensori, scrivendo di proprio pugno "virtute" sulla porta nord del castello), solo con la pace di Lodi del 9 aprile 1454 Rovato tornò definitivamente a Venezia. La Dominante riconobbe l'importanza strategica del luogo e nel 1470 concesse sgravi fiscali per agevolare le opere di fortificazione. La cittadinanza fu chiamata a versare contributi per le guerre che Venezia condusse nella seconda metà del secolo, in particolare contro i Turchi che, conquistata nel 1453 Costantinopoli, minacciavano i domini della Serenissima nel Mediterraneo orientale. Sempre nel '400 nacque il "Consorzio", istituto di carità che funzionò fino al 1811, quando i suoi beni confluirono nell'ospedale. Dopo l'impari lotta di Venezia contro tutti ("ispirati" da papa Giulio II nella lega di Cambrai) che si risolse nella dura sconfitta subita dalla Serenissima il 14 maggio 1509 ad Agnadello - il 19 maggio - Rovato aprì il proprio castello ai francesi, incapaci però di accattivarsi la simpatia della popolazione. Un notabile rovatese, Lorenzo Gigli, organizzò l'insurrezione, scoppiata il 7 agosto nonostante il giorno prima la guarnigione occupante fosse stata rinforzata di un corpo di cavalleria. Il 9 i francesi dovettero abbandonare ignominiosamente il campo. Ma nessuno seguì il coraggioso esempio di Rovato, che rimase libera e isolata. Il Gigli e altri furono presi e le loro teste caddero nel settembre successivo in piazza della Loggia a Brescia. Nel febbraio 1512 Rovato, non persasi d'animo, partecipò alla sollevazione antifrancese che nel capoluogo si concluse col tristemente famoso "sacco di Brescia" ad opera di Gaston de Foix. Per scontare la fallita ribellione, Rovato dovette sborsare una multa ingentissima (quasi 10 mila ducati d'oro), oltre a partecipare alla multa di 96 mila ducati imposta alla provincia. Quando riprese il potere, Venezia non manifestò particolare gratitudine a Rovato. Anzi: il 3 maggio 1519 autorizzò il mercato del bestiame a Chiari, in concorrenza con quello rovatese, che vantava una tradizione medievale. Nel '500 nacque l'Accademia medica degli "Eccitati", per iniziativa del medico di Rovato Felice Bettera (autore di un "Trattato sulla peste"), che mise a disposizione, come sede, la propria abitazione. Visse in questo periodo il noto pittore Alessandro Bonvicino (detto il Moretto).

Rovato durante il periodo del Risorgimento

Nel 1685 La Repubblica di Venezia concesse la costituzione di un archivio notarile a Rovato. Personaggio di rilievo fu, in quel secolo, Leonardo Cozzando (1620-1702), professore di filosofia a Verona e Vicenza, che scrisse un volume sulla filosofia greca e una "Libreria bresciana", stesa nel convento dell'Annunciata, dove trascorse i suoi ultimi anni. Durante la guerra di successione spagnola (primi del '700) Venezia, neutrale, concesse agli eserciti stranieri di attraversare il suo territorio. Il principe Eugenio di Savoia, che comandava gli imperiali (e batté i francesi presso Chiari) sostò a Rovato e, salito al Monte Orfano, lo definì "il più bel punto di vista che abbia l'Italia". Significativa fu nell'800 la presenza a Rovato dell'architetto Rodolfo Vantini, amico del prevosto Carlo Angeloni. Si batté con successo perché la ferrovia Chiari-Brescia passasse per il paese (e non, come da un primo progetto, per Travagliato), disegnò il portico della piazza centrale ed eseguì altri lavori nella zona. Durante il Risorgimento, Rovato partecipò all'insurrezione antiaustriaca di Brescia del marzo 1848 (raccolse e curò i feriti); l'anno dopo le truppe austriache, dirette a Brescia per reprimere le famose Dieci giornate, passarono per il nostro comune. Nell'aprile 1862 fu Garibaldi in persona a inaugurare la Società del tiro a segno. Iniziarono anni di sviluppo e progresso: nel 1877 fu inaugurata la ferrovia per Coccaglio e nel 1897 la tramvia Chiari-Rovato-Iseo.

Dall'unità d'Italia alla Prima Guerra Mondiale

La dipartita degli austriaci inaugurò a Rovato un regime politico e amministrativo centrato sul raggiungimento di un'ampia autonomia. Il 12 febbraio 1860, la Giunta municipale rovatese si costituì in ufficio e relazionò al Consiglio del 7 marzo successivo il proprio programma. Nel 1861 si deliberò di licenziare "il pedone distrettuale" sostituito dall'Ufficio Postale. Nel 1862 fu istituita la "Giudicatura Mandamentale" (la Pretura) che trovò sede presso il Municipio. Nel 1868 nacque la "Società Operaia, Industriale ed Agricola" di Rovato, che aveva una matrice laica di stampo liberale e creò ben presto una scuola per lavoratori. La scuola si consolidò nel tempo e divenne la " Scuola Professionale di Disegno Francesco Ricchino", tuttora esistente. Il 24 maggio del 1869 aprì il suo sportello in Municipio, su istanza del Comune, la Cassa di Risparmio di Milano. Fu un avvenimento di grande importanza nell'economia del nostro paese, che nel corso della propria storia vide un sempre più consistente incremento d'Istituti di Credito. Nel 1871, secondo i dati del censimento, gli abitanti di Rovato erano 7370. Dieci anni più tardi, 1881, raggiunsero i 7825 di cui 4582 residenti nel centro e i restanti nelle frazioni. L'Ospedale civile, sorto nel 1763 per oblazione dei cittadini, fu in seguito ceduto alla "Congregazione di Carità" a cui il Comune rimborsava parte delle spese per i degenti poveri. Nel 1889 fu istituito l'asilo infantile, sovvenzionato dal municipio, mentre dal 1836 esisteva a Rovato un orfanotrofio femminile fondato dal prevosto Angelini per le ragazze rimaste senza genitori a causa dell'epidemia di colera. La situazione scolastica fu oggetto di particolare attenzione da parte della rappresentanza municipale anche perché il paese aveva una lunga tradizione culturale da rispettare risalente al XV secolo, cioè alla fondazione del convento dell'Annunciata. Gli alunni delle classi rovatesi erano nel 1894 complessivamente 1141.La popolazione rovatese era prevalentemente costituita da: agricoltori, possessori di fondi e lavoratori sussidiari, nonché da un rilevante numero di commercianti, a cui va aggiunta la schiera dei piccoli commercianti che esercitavano la loro attività nelle bancarelle del mercato e dagli operai delle industrie artigianali. Ma le condizioni di vita delle classi lavoratrici erano proibitive e base principale dell'alimentazione quotidiana era la polenta di granoturco che non forniva un'alimentazione completa e provocava la pellagra. Contro queste situazioni di grave disagio le organizzazioni sindacali d'ispirazione socialista e cattolica diedero vita ai primi grandi scioperi. A Rovato nel 1897 incrociarono le braccia, chiedendo aumenti salariali, i conciatori di pelle dello stabilimento Merlini (37 su 39) e lo sciopero ebbe esito favorevole. Nel 1900, scioperarono gli operai della fabbrica Buffoli richiedendo una diminuzione delle ore di lavoro: 12 giorni di astensione anche questi con esito positivo. L'eco della Rivoluzione Industriale si faceva sentire anche a Rovato. Sempre nel 1900, da un nuovo censimento, gli abitanti risultarono 10.190. Nel 1912 Rovato ebbe un suo primo periodico quindicinale, "Il Monte Orfano" diretto e quasi totalmente scritto da Oreste Bonomelli. Il centro culturale e di lettura del paese era a quei tempi il caffè Lallio, posto nell'attuale Corso Bonomelli, vi si trovavano diversi giornali quotidiani e riviste a disposizione dei clienti ed naturale occasione di scambi di vedute ed elaborazione intellettuale. Nel 1913 fu terminata la costruzione dell'acquedotto comunale posto nell'attuale Piazza Montebello, che si distingue anche per i pregevoli ornamenti in stile liberty. Sempre nel 1913 si tenne la prima Grande Esposizione Agricola Industriale, su ispirazione della manifestazione bresciana del 1904. La scarsa presenza d'attività industriali e manifatturiere portò, tuttavia, centinaia di rovatesi ad emigrare. Il flusso principale era orientato verso l'Australia, dove i nostri concittadini furono impiegati nei lavori agricoli pesanti (il taglio della canna da zucchero), l'Argentina, il Belgio e la Francia dove si trovava lavoro nelle miniere di carbone. 

Dalla prima guerra mondiale alla liberazione.

La Prima Guerra Mondiale - che sconvolse e devastò l'intera Europa - segnò anche il nostro paese. Rovato pagò con 160 giovani vite stroncate e un numero imprecisato di mutilati e invalidi il suo tributo alla guerra. Ne è memoria il Sacrario ai Caduti presso le Scuole Elementari Comunali. A peggiorare la situazione nel 1918 vi fu una grave epidemia di Spagnola. Nel dopoguerra i problemi rimasti sopiti durante il conflitto si acuirono: disoccupazione, povertà diffusa, sfiducia nei confronti delle istituzioni erano all'ordine del giorno. Le elezioni del 1920 a Rovato si svolsero in un clima di grandi contrasti ed attese. Si presentò a Rovato, per la prima volta, il Partito Popolare con una lista composita guidata dal Cav. Antonio Rossi che raccolse molti moderati riscuotendo il successo elettorale, mentre la minoranza fu rappresentata dai socialisti capeggiati da Oreste Bonomelli. Nel 1922 Mussolini instaurò la dittatura fascista e anche a Rovato il clima di convivenza civile si guastò. Nel 1926 furono sciolti i Consigli Comunali ed i sindaci sostituiti dai podestà, mentre venne cancellata ogni forma di partecipazione politica democratica. Anche Rovato seguì lo stesso destino. Furono anche gli anni della "Trasvolata polare" del 1926, fortunata, e del 1928 sfortunato nella quale perse la vita il rovatese Attilio Caratti "pioniere dell'aria". Nel 1935 - in piena epopea fascista - furono edificate le Scuole Elementari Comunali. Ma "l'8 giugno del 1940 a Rovato in Piazza Cavour quattro enormi altoparlanti presidiati da pochi fascisti trasmisero ad una folla costretta e curiosa la dichiarazione di guerra di Benito Mussolini. La popolazione di Rovato, ad eccezione di qualche decina d'applausi, raccolse la notizia in un silenzio impressionante" (lo ricorda Mons.Zenucchini). L'Italia era nuovamente in guerra. Nuovamente Rovato vide partire i suoi giovani con lo zaino sulle spalle; centinaia di loro morirono e altri 72 vennero dichiarati dispersi, la maggioranza sul Fronte Orientale. Come testimonia il libro di Mario Rigoni Stern "Il Sergente nella neve" dedicato al ferito a morte e disperso nella ritirata di Russia, Sergente Minelli di Rovato. Dal 25 luglio all'8 settembre 1943, il regime fascista crollò sotto il peso delle disastrose campagne militari. Ma non era ancora finita. Rovato veniva occupata il 10 settembre 1943 da un autocolonna della Wermacht. Al potere militare tedesco si univa il potere civile del resuscitato fascismo; in contrasto sorsero le prime organizzazioni clandestine con un piano comune di lotta. Le prime fasi della Resistenza iniziano nell'ottobre 1943 con atti di sabotaggio e di propaganda. Nell'aprile del 1944 si costituì anche a Rovato il Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.). La liberazione dal nazi-fascismo era vicina, ma fu caratterizzata da momenti di grande tensione fra i cittadini rovatesi in cui persero la vita il Segretario Comunale Vighenzi e Silvio Bonomelli. Dal 28 aprile sventolarono dal Palazzo Comunale, le bandiere delle nazioni alleate e Rovato era chiamata ad affrontare il periodo della ricostruzione.

Appendice

1) Personaggi storici di Rovato
Consulta l'apposita sezione del nostro sito (nuova pagina).

2) Luoghi di interesse storico-artistico.
Consulta l'apposita sezione del nostro sito (nuova pagina).


3) Storia del mercato di Rovato
Il mercato del bestiame rovatese ha radici molto antiche. Le prime tracce di un’esposizione periodica d’animali risalgono all’età longobarda (tra la fine del V e l’inizio del IX secolo dopo Cristo). Questa popolazione nomade proveniente dall’Europa dell’est per prima creò un piccolo mercato nel piazzale antistante alla chiesa di S. Michele. Durante il Medioevo - ancora - mandriani, nomadi e pastori provenienti dalla Valtellina e dalla Val Camonica trasportavano le mandrie di bestiame sulla piazza rovatese, per realizzare vere e proprie contrattazioni. Nell’anno 1480 si registra un momento di grande rinascita commerciale che fa seguito all’’invasione di cavallette avvenuta nel 1477 (che distrugge la maggioranza dei raccolti nell’area agricola rovatese). Scomparse le cavallette, riappare a Rovato il fantasma della peste che, negli anni 1478-1479, paralizza il flusso delle merci andando a gravare negativamente anche sull’economia locale. Le botteghe di Rovato (come testimonia il Racheli) chiudevano, si proibiva l’accesso ai templi sacri, ci si barricava in casa per il timore del contagio. Nel 1480, dunque, il paese rifiorisce e - mentre viene restaurato il castello munito di cinque torrioni - contemporaneamente s’inaugura anche il mercato del lunedì. Una nuova conferma dell’esistenza del mercato si trova nella Ducale del 5 luglio del 1517, con la quale il Doge conferma a Rovato il diritto di tenere il mercato di bestiame ogni settimana. Pur accogliendo diversi tipi di merci, il mercato di Rovato diviene punto di confluenza fra il commercio di bestiame e di carne della Val Camonica e della Franciacorta. Il paese acquisisce una notevolissima importanza sotto il profilo commerciale e diviene il centro di scambio delle merci più importante della Franciacorta. Le attività commerciali si fanno talmente fitte che i rettori di Brescia, nel 1617, emettono un’ordinanza che impone pesanti dazi sul bestiame e che prevede provvedimenti penali pecuniari (una multa di duecento ducati) per i contraffacienti che vendono i loro capi senza un regolare contratto di vendita. Con il passare del tempo - però - le disposizioni delle autorità preposte cadono nel vuoto, tanto che, nel diciannovesimo secolo, il bestiame affluisce senza alcuna certificazione, con il solo onere di venti centesimi da pagare per ciascun capo venduto. Il mercato vive un breve periodo di crisi e viene interrotto durante il periodo della Repubblica Cisalpina, ma con un decreto emesso da Napoleone è subito riconfermato. Durante i primi anni dell’Unità d’Italia il commercio riprende quota, favorito dalla formazione parallela del mercato nazionale e della legge sui mercati vagliata nel 1866. Entra così in vigore una regolamentazione giuridica relativa ai traffici commerciali. Gli archivi conservano manifesti con le prime norme introdotte nel 1868 dall’amministrazione comunale. Nei documenti viene citata anche l’istituzione della Prima edizione de la: “Fiera di bestiame, formaggio e merci di qualsiasi altro genere” del 6-7-8-9 luglio 1868. Il Racheli, nel 1894, a proposito del mercato di Rovato scrive “a mattina ed a sera della piazza trovi nuovi mercati, venditori di burro, di stracchini, di formaggio, cappellai, fruttivendoli, bottiglierie, osterie, vendite di liquori, trattorie donde esce l’odore delle pietanze ammanite”. Successivamente questa fiera, l’ unica mobile dell’ anno, venne spostata ad ottobre con la partecipazione di numerosi espositori da tutto il Nord Italia. Nel 1903 le edizioni divennero due: una a marzo e una a settembre. Altra edizione memorabile è quella del 1913. “Gli scopi di questa manifestazione mirano a diffondere un’ immagine positiva della Franciacorta”, si legge così nell’ articolo di fondo del primo numero (7 settembre 1913) de “La Franciacorta”, il giornale ufficiale di questa esposizione. Risalgono agli stessi giorni l’inaugurazione dell’ acquedotto civico di corso Bonomelli, il congresso dei commercianti, industriali ed agricoltori della provincia di Brescia e Bergamo, l’ aggiunta di numerosi stand ed altrettante manifestazioni collaterali alla fiera quali concerti musicali ed esibizioni dell’accademia di ginnastica. In una relazione del 1933 si legge: “Ha avuto luogo oggi la fiera annuale dei bovini grassi (fiera di Pasqua) istituita il 26 marzo 1928. Ancora. La delibera della Giunta Municipale numero 28 dell’ 11 marzo 1954 afferma: “Premesso che da oltre un sessantennio ogni anno nel lunedì di passione in questo comune si tiene la fiera del bue grasso, la quale ha lo scopo di approvvigionare di carni pregiate le  mense in occasione della solennità pasquale…”. Quell’anno, il 5 aprile, la Fiera del  Bue e Manzo pasquale  si fregia del numero 66. Dagli anni successivi Lombardia Carne si svolge solitamente 15 giorni prima di Pasqua ed è diventata una delle più importanti manifestazioni del settore zootecnico e agricolo del Nord Italia.

4) Storia del Mulino di Rovato

Altri tempi. La guerra era finita da poco e il sindaco del nostro comune era l’avvocato Andrea Cazzani. Rovato, leggo in un vecchio documento inedito del 4 maggio 1946, aveva “la necessità di ottenere una piccola industria adatta ad assorbire la manodopera eccedente le normali occupazioni delle attività locali, risolvendo il problema della disoccupazione che è andato man mano aggravandosi così da preoccupare seriamente quest’Amministrazione, che ha dovuto sostenere ingenti spese per l’esecuzione di taluni lavori per sovvenire almeno i disoccupati bisognosi”. A scrivere - in un italiano d’altri tempi - è proprio il sindaco Cazzani che, in una lettera alla Prefettura e alla Camera di Commercio di Brescia “raccomanda vivamente che la domanda della Ditta Piantoni diretta ad ottenere la costruzione di un moderno molino in Rovato, sia benevolmente e urgentemente esaminata”. Ciò, racconta sempre Cazzani, “consentirebbe notevoli riduzioni sulle spese di produzione della farina”, riducendo i costi derivanti dal trasporto del grano presso i mulini di Orzinuovi, Chiari e Cologne. E, soprattutto, ridurrebbe il problema della disoccupazione “a cui si porrebbe in gran parte e per parecchi mesi rimedio con i lavori di costruzione del molino”. Rovato era alla fame e un semplice mulino avrebbe potuto cambiare molte cose. Anche l’accordo ufficiale sottoscritto fra il Comune e la “Ditta F.lli Piantoni fu Giuseppe da Chari” il 22 agosto 1946, dimostra che le parole di Cazzani non sono semplici forzature dirette a convincere una burocrazia rigida e macchinosa. Alla ditta Piantoni si chiede che i lavori di costruzione del mulino abbiano “inizio immediato”, si impone che “debba essere occupata manodopera locale onde lenire la presente disoccupazione”. In cambio il Comune offre una serie di sgravi economici: alla ditta esecutrice “l’esenzione delle imposte consumo sui materiali di costruzione che verranno attuate entro l’anno 1949”; alla Ditta Piantoni “l’esenzione dalla tasse comunali per l’esercizio del mulino e il rimborso delle sovrimposte sulla R.M. che venissero applicate nel periodo dei quattro anni dall’inizio dell’attività del mulino”. Il comune, si legge ancora al punto cinque della convenzione, si impegna anche a fornire l’acqua potabile al mulino. Ovviamente - altri tempi - “secondo la consueta forma precaria”. (da: Il giornale di Rovato, febbraio 2004)

5) Bando di concorso del 18 settembre 1863
IL SINDACO DEL COMUNE DI ROVATO AVVISA. Dovendosi procedere al rimpiazzo del posto di Maestra Elementare per le Scuole del Duomo, frazione di questo Comune, si dichiara aperto il relativo concorso a tutto il 25 Ottobre prossimo venturo. Chiunque intendesse aspirarvi, presenterà a questo Protocollo, domanda corredata dai seguenti documenti. 1. Patente d'Idoneità. 2. Fede di nascita, e subita vaccinazione. 3. Certificato Medico di sana fisica costituzione. 4. Attestato di moralità prescritto dall'art. 330 della Legge sull'Istruzione Pubblica. L'onorario annuo è di It. L. 333.33, pagabile di mese, in mese posticipato. La nomina viene fatta dal Consiglio Comunale nei modi e sensi voluti dalle attuali disposizioni vigenti, e la durata del servizio e speciali doveri, saranno regolati da apposita convenzione. Dall'Ufficio Municipale di Rovato, li 18 Settembre 1863. AVV. LODOVICO DUSINI, SINDACO. B. GALLI, Segretario. (Chiari, Tipografia F. Buffoli.) Guarda il DOCUMENTO ORIGINALE (nuova finestra, 184 k).

6) Il resoconto stenografico della seduta del 25 giugno del 1997 della commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo e le stragi. 
Nel documento il generale Delfino cita più volte Rovato (leggilo cliccando qui).

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Questa ricostruzione storica non ha pretesa di scientificità.