"Il sito della capitale della Franciacorta"

Personaggi storici di Rovato
(si ringrazia Franco Manenti per le segnalazioni e il contributo nella compilazione di alcune schede)

ARTISTI

Alessandro Bonvicino, detto il Moretto (pittore).
Pittore di talento, nato a Rovato nel 1498, dimostrò subito le sue doti artistiche tanto che, secondo alcuni storici locali, sarebbe da far risalire già al 1514 l'esecuzione degli affreschi scomparsi in Santa Croce e al 1515 quella delle ante nel Duomo Vecchio di Brescia. Accolta l'eredità artistica del Foppa, il Moretto subì inizialmente profonde influenze anche dalla pittura del Giorgione. Con il Romanino, altro grande artista del Cinquecento bresciano, decorò, agli inizi degli anni Venti, la Cappella del Sacramento in San Giovanni. Essenziale e realistico appare il lavoro svolto tra 1525 e il 1530 nell' Assunta del Duomo di Brescia, nella pala di Sant'Eufemia e nella Cena in Emmaus, ora alla pinacoteca Tosio-Martinengo. Successivamente, fra il '30 e il '40, l'artista raggiunse la piena maturità espressiva, visibile in molte delle opere più importanti, fra cui la Santa Margherita in San Francesco, la Santa Giustina di Vienna, La Strage degli Innocenti nel San Giovanni di Brescia e l'Incoronazione della Vergine in San Nazaro. L'opera del Moretto influenzò l'arte di altri pittori: fra gli altri, lo stesso Romanino, il Piazza e il Moroni. Per alcuni il Moretto sarebbe nato a Brescia, ma a dimostrare la sua rovatesità - oltre alla lapide che ancora oggi si può vedere su quella che fu la sua prima abitazione - c'è la testimonianza dello storico  Cocchetti che scrisse di aver rinvenuto nell'archivio comunale di Rovato memorie del '400 che facevano riferimento agli antenati del pittore.
Guarda alcune opere del Moretto (sito esterno).

Gerolamo Calca (pittore).
Nato a Rovato nel 1878 (qui morirà nel 1957). Gerolamo Calca termina la sua formazione artistica alla fine dell'Ottocento, poco prima cioè che in Europa cominciassero a farsi sentire forti inquietudini sociali e politiche .In Italia ben presto le arti visive, ma anche la letteratura, saranno investite dalla bufera futurista, che proprio a Milano comincerà a soffiare, mentre da Dresda e da Parigi giungeranno gli echi di "Die Bruche" e del "Cubismo". E questo per citare solo alcuni dei movimenti d'avanguardia, che per oltre un ventennio (superandosi continuamente gli uni con gli altri) detteranno nuove regole e nuove estetiche, spesso rivoluzionarie. Ma nel momento in cui Calca inizia la sua carriera di pittore si è ancora nel pieno di "ritorni" scapigliati, mentre liberty e decò (dopo l'esposizione di Torino del 1902) lasceranno per oltre un trentennio un segno importante nella società e nel gusto del tempo.
Tarda scapigliatura e liberty si avvertono nella pittura di Calca, mediata e trasmessa dall'insegnamento di Tallone, (Tranquillo Cremona era morto nel 1878) ed emergeranno ancora a lungo in tanta sua pittura di genere e ritrattistica. Anche certi influssi del primo Boccioni e di Segantini (che lui conobbe in una gita sulle alpi) sono avvertibili in più di un dipinto. Un numero sufficiente di opere testimonia quale fu la sua scelta estetica e come, pur avvertendo segni di mutamento, scelse di continuare un suo percorso in ambito naturalistico, ma spesso acceso da cromatismi inattesi, soffusi in una morbida pittura vibrante luce. Tra queste emerge un certo numero di opere, caratterizzate da un "non finito" che è però cifra e scelta operativa precisa, quasi ad indicare "l'inutilità" di un gesto pittorico banalmente ed irrimediabilmente concluso, fuorviante quindi rispetto ad un nucleo pittorico principale ed essenziale. A ben vedere in tutto il percorso pittorico di Calca, si può cogliere un pacato distacco ed una serena accettazione del trascorrere del tempo e delle cose. Il ritorno a Rovato, dopo gli anni dell'accademia, fu il ritorno in una sorta di Arcadia domestica, dove ogni figura a lui più o meno vicina ogni animale, anche il più umile, ed ogni cosa poteva essere stimolo per fare pittura, senza inutili abbellimenti, senza presunzioni o smanie carrieristiche: solo con molto amore e poesia. Testa di giovane (olio su tela).

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Francesco Ricchino.
Nacque probabilmente nel 1520 a Bione, dove la sua famiglia dovette andare in esilio da Rovato. Discepolo del Moretto, fece parte dell' Accademia degli Occulti di Brescia. Fu pittore scultore, architetto e poeta. A lui, oggi, è dedicata l'omonima scuola di arti e mestieri.

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Angelo Barbieri.
Scultore, nato nel 1867 figlio di un salariato agricolo, rimase orfano di padre molto presto e abitò presso parenti fino a 19 anni. Il suo talento fu scoperto da Cesare Cantù durante uno dei suoi soggiorni a Rovato. Sue opere comparvero presto nelle collezioni e nel cimitero monumentale di Bergamo e poi in tutta la Lombardia.

Francesco Pezzoli.
Nato a Rovato nel 1855 e qui morto nel 1905. Di umili origini e con gravi problemi fisici, rivelò presto capacità non comuni nel disegno e nella scultura. "Il suo primo pennello fu il pennino della scuola ed il carbone; il primo materiale che modellò fu il fango della strada e la tavolozza fu il marciapiede", scrive monsignor Luigi Zenucchini. Grazie a un contributo dei Comune, potè frequentare l’Accademia Carrara a Bergamo e poi Brera a Milano. Distintosi a Brera, vinse poi il "Legato Brozzoni” ed apri uno studio a Milano.    Le notizie che si hanno di quel periodo sono poche. Alcuni documenti e lettere conservati negli archivi del Comune testimoniano che mai perse contatti col suo paese, e che qualche opera gli fu commissionata dalla Chiesa e dal Comune. Verso la fine del 1900 torna a Rovato, e continua qui la sua attività seppure tra mille difficoltà, fino alla tragica morte nel novembre 1905. I suoi gessi rivelano un'adesione a modelli estetici che risentono dell’influenza poetica della Scapigliatura prima e del Liberty.

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Guerino Assoni. 
Pittore, nato a Capriolo nel 1915, per anni vissuto a Rovato dove oggi si trovano molte delle sue opere.

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Filippo Brunelli
Nato a Rovato nel 1812, pittore di gran valore e singolare figura di patriota del quale sono state gentilmente messe a disposizione cinque opere.

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Laffranchi.
Scultore.

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Pino Simonazzi.
Nato a Torino nel 1905 doverosamente inserito nell'esposizione perché il nostro paese lo adottò per anni e nel nostro paese, lasciò molti dei suoi lavori.

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Francesco Ghidelli. 
Pittore nato a Brescia nel 1909, trascorse gran parte della sua vita a Rovato.

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Marte Morselli.
Nato a Modena e stabilitosi a Rovato, qui ebbe il suo studio di pittore fino alla morte.

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Tino Galdini.
Nato a Rovato nel 1916, in occasione della collettiva rovatese saranno esposti i suoi limpidi paesaggi.

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Aldo Caratti.
Uno dei bruzafer più conosciuti a Brescia e in Italia.

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Antonio Corbellini.
Architetto nato a Pellio Superiore (Co) e morto a Rovato il 30.04.1748 a Rovato. Attivo in diverse chiese della provincia (fra cui Coccaglio). Padre di Domenico.

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Alessandro Ardesio.
Pittore di buona fama, lavorò a Brescia (vestibolo della Loggia), ma anche a Bergamo, Milano e Venezia.

FILOSOFI
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Feliciano Betèra.
Nato a Rovato nel 1544. Ancora giovanissimo stupì per la conoscenza approfondita della cultura classica e filosofica. Il padre desiderava che diventasse avvocato, ma Feliciano - anche a causa delle epidemie di peste dell'epoca - finì per fare il medico. Morì a Brescia, dopo aver scritto "La storia medico - fisica della peste", e fu sepolto nella chiesa di San Nazzaro.

MEDICI

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Gianfranco Guadagni.
Figlio di un medico, si laureò in medicina a Padova. Fece pratica a Roma, Napoli, Firenze, Torino e, poi, divenne medico primario all' ospedale Civile di Brescia. Contribuì alla diffusione della vaccinazione contro il vaiolo. Morì nel 1784.

STORICI, ORATORI E LETTERATI
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Clemente Lazzaroni.
Oratore. Insieme al fratello Pietro tenne discorsi nelle più importanti città d' Italia. Clemente morì a Rovato e fu sepolto all'Annunziata.

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Carlo Cocchetti 
Fu medico, scrittore, storico e insegnante. Carlo Cocchetti nasce a Rovato nel 1817. Fin da giovane si dedica alle lettere e alla storia, pubblicando nel 1842 il libro "Primo tributo alla patria: studi storici e rimembranze" a cui farà seguito, nel 1847, la tragedia il "Manfredi".
Uomo profondamente impegnato nella vita politica e acceso sostenitore dell'unità nazionale, Cocchetti, nel 1850, viene nominato socio d'onore dell'Ateneo di Brescia e nel 1857 "Socio dell' Imperiale e Reale Ateneo di Firenze". Fin dal 1852 collabora con la rivista "il Crepuscolo" e nel 58-59 è fra i fondatori del settimanale "l'Alba" e del quotidiano "La Sentinella bresciana", che lo portarono all'apice della propria notorietà. E' anche utore di "Brescia e la sua Provincia", comparsa nel 1858 nella "Grande illustrazione del Lombardo-Veneto" curata dal suo amico Cesare Cantù. Nel 1860 il Cocchetti viene nominato direttore della Scuola Normale (l'attuale Istituto Magistrale Veronica Gambara) , di cui viene ritenuto il fondatore, dedicandosi da allora quasi esclusivamente a studi di indole educativa o scolastica. Collaborò a parecchie riviste fra cui "Letture di famiglia" e "Archivio Storico" che gli valsero la nomina della Regia Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie e la Lombardia. Prese parte alla polemica sollevata dal Manzoni sull'unità della lingua, pubblicò un discorso sull'influenza educatrice della donna e poesie politiche. Nel 1865 diviene presidente dell'Istituto Filodrammatico. Inchiodato da anni su una poltrona per una paralisi, Cocchetti muore a Brescia nel 1888 dopo aver dato alle stampe circa una trentina di opere.

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Giovanni Taveri.
Fu un letterato di fama. A soli vent' anni insegnava a Brescia le lingue latina, greca ed ebraica. Uno dei suoi discepoli fu Lazzarone Saturnio, personaggio di fama europea.

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Leonardo Cozzando. 
Nacque a Rovato nel 1620. Suo padre Donato era avvocato a Brescia. A 15 anni Leonardo entrò nel collegio dei Padri Serviti e prese i voti. Insegnò filosofia nei licei di Verona e di Vicenza e - per sette anni - teologia a Brescia. Le sue pubblicazioni più apprezzate riguardano le storie Bresciane, ma scrisse anche opere letterarie in latino e in italiano, in prosa e in versi. Fu sepolto all' Annunziata nel 1702.

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Francesco Barbieri. 
Barbieri (1753-1820) letterato e filosofo, padre servita, priore del convento dell'Annunciata, resse le sorti della comunità religiosa rovatese.

Cesare Cantù. 
Nacque a Brivio, in provincia di Como nel 1804. Fu storico e letterato, educatore e sociologo, deputato al Parlamento, soprintendente all' Archivio di Stato Lombardo, membro dell' Istituto di Francia, insignito di 200 decorazioni, autore di numerose opere storiche e letterarie. Fu anche consigliere comunale di Rovato e partecipò attivamente alla vita del capoluogo della Franciacorta. Ma già prima di prendere domicilio a Rovato, dall'età dei 15 anni, trascorreva la stagione estivo-autunnale nella casa sul Monte Orfano, che egli chiamò "Riposo". Morì a Milano l' 11 marzo 1895. 

MATEMATICI
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Fra' Lauro Buonanni. 
Appassionato di matematica e scienze fisiche, fu autore di pubblicazioni in materia. Insegnò scienze matematiche a Brescia e a Milano .

POLITICI
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Andrea Cazzani.
Il primo sindaco di Rovato dopo l'avvento della Repubblica.

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Quirino Fiorini.
Ex sindaco.

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Livio Perani.
Ex sindaco.

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Oreste Bonomelli.
Deputato socialista e membro dell'assemblea costituente.

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Lorenzo Gigli.
Già giovanissimo, fu console di Rovato. Capeggiò la rivolta, nota come Vespri della Franciacorta, con la quale i rovatesi (nel 1509) insorsero contro i Francesi che avevano occupato il paese. L'occasione della rivolta pare sia stata fornita dal comportamento insolente di alcuni soldati nei confronti della giovane fidanzata del Gigli. L'insurrezione ebbe successo, ma fu presto repressa: Gigli e altri rovatesi furono arrestati, processati a Brescia e decapitati.

ESPLORATORI

Attilio Caratti.
Nacque il 6 Maggio 1895. Alla fine della Prima guerra Mondiale, ritornò a Rovato. Dopo la morte del padre lavorò nell'officina di famiglia con i fratelli. Al fallimento dell'attività decise di partecipare al concorso di motorista per dirigibili. Nel 1926 partì con la spedizione del dirigibile "Norge" sul quale era motorista di sinistra. Nel 1928 partecipò come motorista all'impresa del dirigibile "Italia" con il generale Umberto Nobile, ma questa fu la sua ultima spedizione: morì, infatti, al Polo Nord, dove una recente spedizione ha depositato una scultura del fratello.

SINDACALISTI
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Danilo Dolci.

RAGIONIERI
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Andrea Zambelli. Nato a Rovato, "è unanimemente considerato lo scrittore di ragioneria antica  più importante e più noto, avendo firmato la prima opera in materia di contabilità mercantile" (Prof. Carlo Antinori, ordinario di storia della rgioneria presso l'Università di Parma). Non si hanno molte notizie sulla sua vita: le poche disponibili possono essere recuperate dalle sue opere. La più famosa è Mercantesche dichiarationi della partita doppia datata 20 dicembre 1681 e così dedicata a don Angelo Faglia: ho voluto in questo miserabile avanzo del viver mio, esporre queste poche mercantie che si trovano nel mio rozzo intelletto. (vedi il volume "Brescia e la Ragioneria" di carlo Antinoti, nel 110° anniversario di fondazione del Collegio dei Ragionieri di Brescia, disponibile presso la biblioteca comunale di Rovato).

PRELATI
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Abate Angelini.

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Luigi Zenucchini.

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Don Giovanni Donni.
Storico. Autore di più pubblicazioni su San Carlo Borromeo.

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Sciotta.

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Annunciata Cocchetti.
E' l'unico religiosa rovatese salita agli onori degli altari. Maestra, promosse una scuola per ragazze povere. Suora delle Orsoline, promosse la nascita di un nuovo ordine religioso che trovò sede a Cemmo, e che ora è diffuso in tutta Italia ed in diversi continenti. Nata nel 1800, fu procalamata beata dopo la morte 1882. 

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Galloni.

BENEFATTORI
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Ettore Spalenza.
Spalenza (Brescia 1831 - Rovato 1880), avvocato, residente a Rovato sull'attuale via XXV Aprile, destinò per testamento tutti i suoi beni a favore del locale ospedale, che ora porta il suo nome. Gli eredi contestarono il lascito ma l'ente, assistito dall'avv. Giuseppe Zanardelli, vinse la causa. Da notare che l'atrio di linea triangolare dell'ospedale è opera di Francesco Ricchino.

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Maria Cornetti.
Conosciuta anche come la "signorina Cornetti". Grazie alla disposizione testamentaria con la quale ha destinato tutte le sue proprietà a favore della Fondazione Pro Juventute don Carlo Gnocchi, questa benemerita istituzione è entrata in contatto con la realtà rovatese, costruendo sulla proprietà donata un centro medico per il recupero funzionale, ed aggiudicandosi la ristrutturazione dell'Ospedale di Rovato

SPORTIVI
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Aldo Gualeni.

Giuseppe Martinelli.
E' nato a Rovato il 3 novembre 1955. Nel 1976, a soli 21 anni, ha conquistato la medaglia d’argento (dietro allo svedese Bernt Johansson) ai giochi olimpici di Montreal, quindi, l’anno successivo, è passato al professionismo (fino al 1985), conquistando anche 4 tappe al giro d’Italia e numerosi piazzamenti in corse importanti. Dopo il ritiro, a soli 29 anni, Martinelli è passato dalla bicicletta all’ammiraglia. E’ stato direttore sportivo dell’Alfa Lum, quindi dell’Ecoflam e della Carrera. Poi l’arrivo alla Mercatone Uno, alla guida di Marco Pantani, col quale ha conquistato nel 1999 un Giro d’Italia e un Tour de France. Attualmente è il presidente dell’Associazione Nazionale Direttori Sportivi e guida la Saeco di Gilberto Simoni e Damiano Cunego. Dal 2002 è assessore allo Sport del Comune di Rovato.

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