Il tema eredità è sempre molto delicato. Quello che ci si chiede è: a chi va il patrimonio di due coniugi che non hanno figli?
Il tema dell’eredità resta uno dei più complessi e, al tempo stesso, più carichi di implicazioni personali. Non riguarda soltanto norme e articoli di legge, ma tocca in profondità gli equilibri familiari, spesso messi alla prova proprio nei momenti più delicati.
Da un lato c’è la necessità di orientarsi tra regole precise, diritti da tutelare e obblighi da rispettare, per evitare contenziosi o sorprese inattese. Dall’altro, c’è una dimensione emotiva che può trasformare una questione patrimoniale in un terreno di scontro capace di lasciare segni duraturi.
Tra i dubbi più frequenti emerge quello che riguarda le coppie senza figli, una situazione tutt’altro che rara e spesso fonte di interpretazioni errate. Capire come viene ripartita l’eredità in questi casi significa fare chiarezza su un aspetto cruciale del diritto successorio. Questo, distinguendo ciò che la legge prevede automaticamente da ciò che può essere stabilito con scelte consapevoli e tempestive.
Coniugi senza figli: ecco cosa dice davvero la legge in merito all’eredità
Quando una coppia sposata non ha figli, la questione della successione assume contorni particolarmente delicati e spesso genera incertezze che vanno oltre il semplice ambito giuridico.
In assenza di discendenti diretti, infatti, il patrimonio del coniuge scomparso non si trasmette automaticamente in modo esclusivo al partner superstite, ma segue regole precise stabilite dal Codice Civile, pensate per bilanciare la tutela del coniuge con i diritti degli altri familiari.
La legge attribuisce comunque al coniuge superstite un ruolo centrale. Se il defunto non lascia né genitori né fratelli o sorelle, l’eredità gli spetta per intero. La situazione cambia quando entrano in gioco altri parenti stretti. In presenza degli ascendenti, come i genitori, oppure dei fratelli e delle sorelle, la quota del coniuge resta prevalente, pari a due terzi del patrimonio, mentre la parte restante viene suddivisa tra gli altri eredi.
A questa tutela si aggiunge un diritto particolarmente significativo: il coniuge conserva sempre il diritto di abitazione nella casa adibita a residenza familiare e l’uso dei mobili che la arredano, indipendentemente dalla ripartizione delle quote ereditarie.
Proprio perché l’assenza di figli può esporre il coniuge superstite a situazioni di fragilità economica o a conflitti familiari, la pianificazione assume un valore decisivo. La redazione di un testamento consente di orientare la successione in modo più coerente con le proprie volontà, nel rispetto delle quote di legge, mentre la scelta del regime patrimoniale, come la comunione dei beni, garantisce automaticamente la titolarità della metà dei beni comuni. Strumenti diversi, ma tutti finalizzati a ridurre l’incertezza e a preservare equilibri spesso messi alla prova proprio nei momenti più difficili.
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