Dalle prime tracce di insediamenti umani all’alba della civiltà padana fino alla Liberazione dal nazifascismo, la storia di Rovato si intreccia con quella della Franciacorta e dell’Italia settentrionale, attraversando invasioni, domini e rinascite che ne hanno forgiato il carattere.
Le testimonianze più antiche della presenza umana nel territorio risalgono al terzo millennio avanti Cristo, quando le colline della Franciacorta iniziarono a essere stabilmente abitate. I primi eventi storicamente documentati emergono però nel sesto secolo avanti Cristo, con l’arrivo degli Etruschi, attestato dal rinvenimento di tombe nelle aree di Coccaglio e Pontoglio.
Nello stesso periodo, l’espansione dei Celti nell’entroterra lombardo portò all’insediamento dei Galli Insubri a Mediolanum e dei Galli Cenomani a Brescia, dopo la sconfitta degli eserciti etruschi. Furono proprio i Cenomani a imprimere una svolta decisiva all’organizzazione del territorio, sviluppando una rete carrabile di collegamento tra le zone occupate e costruendo robuste fortificazioni a difesa delle loro conquiste.
Una delle testimonianze più significative di questa fase è rappresentata dal Monte Orfano, dove nel 1956 vennero rinvenuti frammenti di ceramica recanti tre segni graffiti. Secondo la tradizione, nella zona — forse dove oggi sorge la chiesetta di San Michele — si trovava un tempio dedicato al dio Sole, culto diffuso tra i legionari dalla fine del secolo. Sul monte sono ancora riconoscibili sistemi difensivi impostati secondo criteri tipicamente gallici: bastioni realizzati con massi e pali, strutture interne destinate agli uomini, recinti per i cavalli e magazzini per attrezzi e viveri.
Il complesso dell’Annunciata e l’area di San Michele sopra Rovato costituivano il vero caposaldo militare del territorio, dotato di fortificazioni articolate e imponenti. La costruzione e la manutenzione di queste opere furono rese possibili dall’abbondanza di risorse naturali — legname, pietra e acqua — di cui la zona era particolarmente ricca.
La prosperità dei Galli Cenomani giunse al termine nel primo secolo avanti Cristo, con l’avvento dei Romani. Era il tempo di Giulio Cesare e della Gallia Cisalpina, un’epoca segnata da profonde innovazioni nel commercio, nell’agricoltura e nell’edilizia. In questo contesto, la Franciacorta accrebbe la propria importanza strategica, organizzandosi attorno al castrum di Rovato, collegato alle opere militari del Monte Orfano e dei colli circostanti.
Rovato divenne così il centro nevralgico di un sistema che concentrava funzioni militari, artigianali, commerciali e rurali. La riorganizzazione romana portò alla costruzione di un poderoso castrum, strutturato in un quadrilatero urbano suddiviso internamente in ulteriori spazi a diversi livelli funzionali, il tutto protetto da una cinta muraria di grande imponenza.
Il declino dell’Impero e le invasioni barbariche provocarono saccheggi e impoverimento, ma una fase di stabilizzazione si ebbe con l’insediamento dei Longobardi nel 568 dopo Cristo. Guidati inizialmente dal re Alboino, i Longobardi ristrutturarono le fortificazioni romane nell’area dell’attuale convento della Santissima Annunciata, facendo di Rovato il centro istituzionale dell’antica Franciacorta.
Durante il regno di Agilulfo, con la conversione dei Longobardi al cattolicesimo promossa da Gregorio Magno, la dimensione religiosa e quella civile iniziarono a sovrapporsi. L’area del Monte Orfano, già sede giurisdizionale, assunse anche il ruolo di centro del culto cristiano. A conferma di questa funzione, venne edificata sulla cima del monte la chiesa di San Michele, dedicata all’angelo guerriero, figura particolarmente cara alla tradizione longobarda. La posizione presso una sorgente e le caratteristiche architettoniche fanno risalire l’edificio a un periodo compreso tra l’ottavo e il nono secolo.
Nel tardo Medioevo, Rovato fu coinvolta nelle grandi contese tra le potenze dell’Italia settentrionale. Nel 1265 il castello venne occupato dal conte di Fiandra Roberto de Béthune, parte della spedizione italiana di Carlo d’Angiò. Ma il 9 novembre, al suono della campana del vespro, scoppiò un’insurrezione antifrancese che costrinse gli occupanti alla fuga.
Lo spirito indipendente della comunità si manifestò nuovamente nel 1312 contro le truppe di Enrico VII e, nel 1326, quando Azzone Visconti riuscì a conquistare Rovato solo ricorrendo al tradimento. Dopo lunghe contese tra Milano e Venezia, il paese giurò fedeltà alla Serenissima solo nel marzo 1428.
Nel 1438, durante il passaggio dell’Oglio da parte delle truppe viscontee di Niccolò Piccinino, la difesa del territorio fu affidata a Leonardo Martinengo da Barco. Dopo un assedio infruttuoso, Rovato venne riconquistata da Venezia nel 1440 e, con la pace di Lodi del 1454, tornò definitivamente sotto il dominio veneziano. Francesco Sforza, vincitore nel 1453, riconobbe il valore dei difensori scrivendo di suo pugno «virtute» sulla porta nord del castello.
Venezia comprese l’importanza strategica di Rovato e nel 1470 concesse sgravi fiscali per rafforzarne le difese. Nel Quattrocento nacque anche il “Consorzio”, istituto di carità attivo fino al 1811, e si consolidò una vivace vita culturale, testimoniata dalle memorie raccolte dallo storico Cocchetti e dai riferimenti agli antenati del pittore Alessandro Bonvicino, il Moretto.
Il Cinquecento vide Rovato coinvolta nelle guerre della Serenissima, culminate nella sconfitta di Agnadello nel 1509. Il castello venne aperto ai francesi, ma l’occupazione durò poco: Lorenzo Gigli organizzò un’insurrezione che portò alla fuga degli invasori. Il prezzo fu altissimo: Gigli e altri notabili vennero decapitati in piazza della Loggia a Brescia.
Nel Seicento e nel Settecento Rovato consolidò il proprio ruolo amministrativo e culturale. Nel 1685 Venezia autorizzò l’erezione di un archivio notarile. Figura di spicco fu Leonardo Cozzando, studioso di filosofia e autore della “Libreria bresciana”. Durante la guerra di successione spagnola, il principe Eugenio di Savoia sostò a Rovato e dal Monte Orfano ne ammirò il panorama, definendolo «il più bel punto di vista che abbia l’Italia».
Nell’Ottocento, l’architetto Rodolfo Vantini contribuì allo sviluppo urbano, favorendo il passaggio della ferrovia Chiari-Brescia e progettando il portico della piazza centrale. Durante il Risorgimento, Rovato partecipò all’insurrezione del 1848 e nel 1862 Giuseppe Garibaldi inaugurò la Società del tiro a segno.
Dall’Unità d’Italia prese avvio una fase di crescita amministrativa, economica e sociale: nacquero istituzioni, scuole, associazioni operaie e infrastrutture che modificarono profondamente il volto del paese. All’inizio del Novecento, però, le difficili condizioni di vita e il basso livello dei salari alimentarono tensioni sociali e ondate migratorie verso l’estero.
La Prima guerra mondiale lasciò un segno profondo, con 160 caduti e numerosi dispersi, seguita dall’epidemia di Spagnola. Nel Ventennio fascista vennero sciolti i Consigli comunali e ogni forma di partecipazione democratica fu cancellata. La Seconda guerra mondiale colpì duramente la comunità: l’8 giugno 1940, in piazza Cavour, la dichiarazione di guerra di Mussolini fu accolta in un silenzio carico di presagi.
Ancora una volta Rovato vide partire i suoi giovani verso il fronte, molti dei quali non fecero ritorno. La Liberazione pose fine a una delle pagine più dolorose della sua storia, consegnando alla memoria collettiva un percorso lungo secoli, fatto di resistenza, autonomia e identità civica .
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