Festa Liberazione
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Dalla prima guerra mondiale alla liberazione

La Prima Guerra Mondiale – che sconvolse e devastò l’intera Europa – segnò anche il nostro paese. Rovato pagò con 160 giovani vite stroncate e un numero imprecisato di mutilati e invalidi il suo tributo alla guerra. Ne è memoria il Sacrario ai Caduti presso le Scuole Elementari Comunali. A peggiorare la situazione nel 1918 vi fu una grave epidemia di Spagnola. Nel dopoguerra i problemi rimasti sopiti durante il conflitto si acuirono: disoccupazione, povertà diffusa, sfiducia nei confronti delle istituzioni erano all’ordine del giorno. Le elezioni del 1920 a Rovato si svolsero in un clima di grandi contrasti ed attese. Si presentò a Rovato, per la prima volta, il Partito Popolare con una lista composita guidata dal Cav. Antonio Rossi che raccolse molti moderati riscuotendo il successo elettorale, mentre la minoranza fu rappresentata dai socialisti capeggiati da Oreste Bonomelli. Nel 1922 Mussolini instaurò la dittatura fascista e anche a Rovato il clima di convivenza civile si guastò. Nel 1926 furono sciolti i Consigli Comunali ed i sindaci sostituiti dai podestà, mentre venne cancellata ogni forma di partecipazione politica democratica. Anche Rovato seguì lo stesso destino. Furono anche gli anni della “Trasvolata polare” del 1926, fortunata, e del 1928 sfortunato nella quale perse la vita il rovatese Attilio Caratti “pioniere dell’aria”. Nel 1935 – in piena epopea fascista – furono edificate le Scuole Elementari Comunali. Ma “l’8 giugno del 1940 a Rovato in Piazza Cavour quattro enormi altoparlanti presidiati da pochi fascisti trasmisero ad una folla costretta e curiosa la dichiarazione di guerra di Benito Mussolini. La popolazione di Rovato, ad eccezione di qualche decina d’applausi, raccolse la notizia in un silenzio impressionante” (lo ricorda Mons.Zenucchini). L’Italia era nuovamente in guerra. Nuovamente Rovato vide partire i suoi giovani con lo zaino sulle spalle; centinaia di loro morirono e altri 72 vennero dichiarati dispersi, la maggioranza sul Fronte Orientale. Come testimonia il libro di Mario Rigoni Stern “Il Sergente nella neve” dedicato al ferito a morte e disperso nella ritirata di Russia, Sergente Minelli di Rovato. Dal 25 luglio all’8 settembre 1943, il regime fascista crollò sotto il peso delle disastrose campagne militari. Ma non era ancora finita. Rovato veniva occupata il 10 settembre 1943 da un autocolonna della Wermacht. Al potere militare tedesco si univa il potere civile del resuscitato fascismo; in contrasto sorsero le prime organizzazioni clandestine con un piano comune di lotta. Le prime fasi della Resistenza iniziano nell’ottobre 1943 con atti di sabotaggio e di propaganda. Nell’aprile del 1944 si costituì anche a Rovato il Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.). La liberazione dal nazi-fascismo era vicina, ma fu caratterizzata da momenti di grande tensione fra i cittadini rovatesi in cui persero la vita il Segretario Comunale Vighenzi e Silvio Bonomelli. Dal 28 aprile sventolarono dal Palazzo Comunale, le bandiere delle nazioni alleate e Rovato era chiamata ad affrontare il periodo della ricostruzione.

 

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